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Addis
Abeba e dintorni
(8 agosto 2000)
Volo
Roma - Addis Abeba di Ethiopian Airlines. Arrivo ad A.A. in mattinata.
Naturalmente, come sempre, anche questo aereo è in ritardo.
Il volo è andato bene anche se è difficile riuscire
a dormire nella poltroncina di un aereo.
All'aeroporto ci aspetta Diego, il responsabile di Greenland,
il tuor operator che ci scarrozzerà per l'Etiopia.
Dopo un veloce presentazione ci affida all'autista Alemayehu e
al nostro futuro cuoco che ci portano all'Hotel. Alemayehu è
un uomo dalla faccia decisa, sulla 50ina; Assefa invece ha una
faccia bonaria, non parla italiano ma si fa intendere, potrebbe
passare per il padre di Zenash, tanto più che porta per
nome il suo patronimico !
Assefa ci porta all'hotel dove alloggeremo per un paio di giorni
ad Addis Abeba. I preparativi per la partenza, infatti necessitano
di un certo tempo per reperire il materiale utile per il viaggio.
Il mio appuntamento con Zenash era fissato in mattinata al Central
Shoa Hotel. All'aeroporto infatti è vietato l'ingresso
a chiunque non sia in possesso di un biglietto di viaggio valido
per quel giorno. L'esercito e la polizia presidiano lo scalo e
sono ferrei nei controlli. Fuori invece la ressa e la calca dei
venditori, dei tassisti, dei curiosi e dei viaggiatori non ci
avrebbe permesso di riconoscerci. Tuttavia, l'autista ci porta
all'Hotel Empire !
A questo punto il mio primo obiettivo è cercare Zenash
all'altro albergo. La paura di non trovarla è forte perché
l'aereo era in forte ritardo e lei non può saperlo e non
ci sono prenotazioni a nostro nome lì dove lei mi aspetta.
Invece per fortuna la trovo nella hall.
Ma chi è questa ragazza etiope che mi aspetta ad Addis
Abeba ?
E' la mia fidanzata. L'ho conosciuta l'anno prima a Milano dove
lavora per amici. E' partita con due settimane di anticipo su
di me per procurarsi i documenti necessari per tornare in Italia.
Tuttavia la situazione di guerra in cui si trova il Paese ora
non l'ha certo favorita. Si trova con la sola carta d'identità
in mano e non è ancora riuscita a procurarsi nemmeno il
passaporto. Figuriamoci se poi è passata dall'Ambasciata
italiana; anche perché li senza un Passaporto valido non
si entra.
Liberiamo l'autista. Il cugino di Zen Taddese ci scorterà
tutto il giorno in auto per la città.
Prima tappa ad un ristorante. Mangio molto bene. Il pomeriggio
invece lo passiamo al Ministero degli Interni a preparare i documenti
che servono a Zenash per avere il passaporto. La mia presenza,
pur non portando scompiglio, crea curiosità nei corridoi
pieni di gente in fila davanti ai vari uffici. Alla fine consegniamo
tutto. Dovremo tornare tra due giorni a ritirarlo. Alla faccia
della velocità ! Per fortuna la nostra partenza è
programmata per il pomeriggio. Avremo tutto il tempo di passare
anche in Ambasciata.
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Per
cena ci recheremo a casa della zia di Zenash dove confluiranno
anche molti parenti. In macchina raggiungiamo Akaki, un villaggio
a trenta minuti da Addis Abeba. Lasciata la strada asfaltata ci
siamo avventurati lungo le strade fangose. Il paese è pieno
di vita. Ci sono venditori ambulanti, tassisti, carretti trainati
da muli o asini, bambini che si rincorrono, donne che fanno la
spesa... La casa della zia di Zen è una delle poche in
muratura e verniciata. L'entrata si affaccia sulla fangosa strada
principale. L'ingresso posteriore, invece si affaccia su un cortiletto
a cui si aprono le porte di altri piccoli edifici (tra cui la
cameretta della cugina dove Zena ha dormito ieri notte). L'ambiente
è ospitale anche se chiaramente
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povero,
rispetto ai nostri canoni. Mi ricorda un po' la casa dei miei
zii contadini nel bresciano. D'altronde anche qui siamo in campagna
! Mi fanno vedere il cortile e il magazzino in cui macinano e
pesano il grano. E' questo il loro lavoro. Poi si torna in casa.
Mi vengono offerte bibite e beveroni più o meno alcolici
mentre arrivano parenti ed amici. Per ogni persona che entra una
stretta di mano e un sorriso. Dopo un primo quarto d'ora di imbarazzo
durante la cena cala la tensione e tra le battute si ride e si
scherza. Sono tutti affabili e simpatici. Ci tengono a farmi provare
tutto quel che hanno cucinato e preparato.
Bevo pure il
(mai fatto prima). Alla
fine sono strapieno ! Mille foto, mille risate... Mi sono davvero
divertito.
Il ritorno in albergo è un po' sfigato. Buchiamo una ruota
ancor prima di partire. Nel fango e sotto la pioggia si cerca
di cambiare la gomma. Il cric scivola nel fango e bisogna tenere
sollevata l'auto (un vecchio Range Rover) con la forza delle braccia.
Terminiamo la serata in città in un "pub" tradizionale
con musiche e canti folkloristici. Di turisti per fortuna nemmeno
l'ombra.
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