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6.30
sveglia. 7.00 colazione. 7.30 partenza. Per strada incontriamo
gente Tsamai (sono simili agli Hamer, solo un po' più
poveri).
A metà giornata arriviamo in riva all'Omo River. Uno
spettacolo degno della fama che porta il "Fiume".
Le acque scorrono inquiete e limacciose sotto la barca che
ci porta dall'altro lato. Visitiamo un villaggio dei Galeb.
Il caldo è quasi insopportabile. La zona è secchissima.
Basterebbe una pompa per irrigare i campi sabbiosi un tempo
coltivati. Si notano le tracce delle divisioni tra un terreno
e l'altro: una scacchiera di sabbia nella sabbia. Non cresce
nulla. Le capanne sono basse; le donne macinano il grano ricevuto
in aiuto. E' deprimente vedere persone in queste condizioni.
Avevano campi e bestiame, ora non hanno più nemmeno
le sementi. Vivono in uno Stato di cui non sanno nulla, che
non gli da nulla e che preferisce bruciare soldi in una micidiale
guerra di confine.
Il
campo "Russo's Camp" è stupendo. Sorge sulla
riva sinistra del fiume Omo sotto maestosi alberi tra i rami
dei quali scorrazzano numerose scimmie rumorose. Ci sono le
docce e alcuni "intrattenimenti"; si possono ammirare
alcuni struzzi e due leoni in gabbia e da una terrazza a picco
sul fiume si seguono i movimenti di coccodrilli e babbuini.
In serata arrivano gli altri gruppi di Greenland. Si fa festa.
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